Questa è la storia di come alcune volte, scorrendo distrattamente Facebook, una fotografia può cambiare la vita a una persona ma, soprattutto, a un cavallo. Ma iniziamo dal principio. Alison Gardner è una grande appassionata di cavalli e come tutti noi, ha la bacheca di qualsiasi social piena di foto e video di cavalli (e cani). Un pomeriggio, stava scorrendo varie foto quando si imbatte in un grande Percheron. Era un cavallo a fine carriera della Metropolitan Police che aveva pattugliato le vie di Londra per tutta la vita. La didascalia diceva che si chiamava Putney, ma Alison sapeva che non era vero. Il suo nome era Boris. E lei lo sapeva bene.
Lo sapeva bene perché lei a quel ragazzone morello di un metro e ottanta, per quasi una tonnellata di peso, lo aveva visto nascere. Infatti, quasi 17 anni prima, Alison e il suo ragazzo avevano acquistato una fattrice gravida. Tutti aspettavano con ansia il parto, che non si fece attendere. Nonostante la grande agitazione, come è giusto che sia, sembrò andare tutto bene. Boris si era alzato e aveva anche iniziato ad essere allattato. Tutto in regola, la neo mamma e il puledro furono lasciati soli per poco tempo.
Purtroppo, il destino aveva dei piani diversi da quelli che tutti si aspettavano. Quando Alison tornò a controllare Boris, la madre era morta per un’emorragia interna. Il puledro era solo vicino alla mamma e non capiva.
Una madre per una madre, Alison diventò la nuova mamma di Boris. Iniziò ad allattarlo con il biberon, stava sempre con lui, anche la notte. Ogni volta che lo allattava, quando finiva il latte, Boris andava poi a leccare lo stipite della porta. Alison non ha mai saputo perché il puledro avesse questa abitudine ma non fece niente per levargliela. Lo crebbe senza costrizioni particolari. Ben presto passò dal biberon al secchio (il ragazzo cresceva velocemente) e il loro rapporto si faceva sempre più stretto, tanto che Boris non aveva ben capito che era un cavallo e non un essere umano.
Quando aveva circa quattro mesi, Alison e il compagno provarono a farlo socializzare e inserirlo in un branco di altre fattrici e puledri. Ma Boris non era d’accordo, non ne volle sapere. Mica era un cavallo, lui! Quando sentiva arrivare delle persone gli correva incontro, sfondando, con pochi problemi, anche la recinzione elettrica, per raggiungerle. Il suo legame con l’uomo era profondo e ben radicato, ma soprattutto aveva un legame indissolubile con Alison, con cui aveva anche iniziato a lavorare da terra dopo aver compiuto i due anni.
Purtroppo, il destino aveva di nuovo intenzione di cambiare piano per Boris: Alison e il compagno si separarono, lei si trasferì e tutti i cavalli furono venduti, incluso Boris, di cui si persero le tracce. Passarono gli anni, decenni. Alison lo cercò per molto, ma alla fine si arrese.
Nel frattempo, quel puledro cresciuto con il biberon entrò in un mondo completamente diverso. La Metropolitan Police lo acquistò, e chiamò Putney, a cinque anni, nel 2012, per entrare, dopo l’addestramento, nella Mounted Branch. La sua struttura aveva qualcosa di insolito anche per un cavallo da polizia: era un grande Percheron. La polizia lo descriveva come un cavallo coraggioso, adatto al controllo dell’ordine pubblico. Lavorò negli stadi di calcio, a Wembley e durante numerosi eventi importanti. La sua familiarità con l’uomo gli rese certamente il lavoro più facile e lo rese anche molto amato in tutta la sua individualità. Infatti, nonostante l’addestramento, Boris/Putney rimase un cavallo molto autonomo e per niente pauroso, per esempio aveva l’abitudine di aprire il proprio box ed andare a cercare il fieno da solo per la scuderia. Poi rientrava in box.
L’ultima chiamata arrivò a Lewisham, nel sud di Londra, nel febbraio del 2024, nella settimana in cui Putney avrebbe dovuto smettere di lavorare. Aveva diciassette anni e alle sue spalle c’erano dodici anni di servizio. Quel giorno il 999 raccolse la segnalazione di un uomo armato di coltello che minacciava i passanti. Non sappiamo quanto tempo fosse passato dalla chiamata all’arrivo della pattuglia, né è stato reso pubblico un lungo resoconto dell’intervento. Il rapporto della polizia è invece molto preciso su quello che accadde dopo. A Lewisham arrivarono l’agente Lehane e Putney. L’uomo aveva ancora il coltello in mano, non appena vide Putney lasciò immediatamente l’arma. Lanciandola a terra. Il cavallo, prima di tutto. Nessuna carica, nessun inseguimento, nessuna colluttazione. In pochi secondi l’intervento era finito.
Ed è proprio in questa occasione che fu pubblicato un articolo dove si raccontava dell’arresto. In primo piano non poteva che esserci lui, Putney. O meglio, Boris. Il ragazzone morello di Alison che lo riconobbe immediatamente.
Diciassette anni dopo averlo visto per l’ultima volta, Alison capì che il gigantesco cavallo della polizia londinese era il suo puledrino orfano. Contattò la Metropolitan Police ed iniziò il percorso per riportarlo con sé. Il trasferimento non fu immediato. Putney venne richiamato temporaneamente in servizio e partecipò anche a Trooping the Colour e a Royal Ascot prima di concludere definitivamente la carriera. Poi arrivò il viaggio verso la sua nuova casa.
Finalmente, il 31 luglio 2024 Boris arrivò da Alison. Diciassette anni di lontananza non bastarono perché i due si riconoscessero: quando Boris sentì la voce di Alison iniziò subito a leccare lo stipite della porta, come faceva quando lei lo allattava come la mamma aveva perso.
La storia di un puledro Percheron rimasto senza madre, diventato un cavallo della Metropolitan Police e ritrovato dalla sua prima proprietaria diciassette anni dopo.






















